Tutto ciò che fa arte contemporanea
Giunta alla 42° edizione, Art Basel è la più prestigiosa fiera d'arte del mondo, il punto d'incontro annuale del jet-set internazionale dell'arte. Per fare un po' di numeri: oltre 300 gallerie espositrici di 35 paesi e di tutti i continenti con opere di più di 2500 artisti del XX e del XXI secolo.
Dallo scorso anno, ancora più in vista i progetti nello spazio urbano e in vari edifici pubblici all'interno della sezione Art Parcours nella St. Alban-Vorstadt.
Come sempre, impedibile la sezione Art Unlimited, che mette in mostra 62 ambiziosi progetti artistici in formato gigante. La lista degli artisti che partecipano a questa ambiziosa mostra d'arte contemporanea rappresenta uno spaccato dell'attuale scena artistica internazionale.
Quest'anno sono presenti opere di artisti storici e leggendari, quali Carl Andre e John Baldessari, Daniel Buren con una immensa vasca a strisce bianche e rosse, Anish Kapoor con l'enorme progetto Pusch-Pull di mezzaluna di cera rossa tagliata da un'enorme scure, e poi ancora Thomas Schütte con un'installazione di 50 bare in legno accompagnate da sagome stampate di figure e infine la poetica "Constellation" di Cerith Wyn Evans, una polifonica composizione di dischi specchianti che pendono dal soffitto ruotando nell'aria e contemporaneamente trasmettono sonorità differenti.
A questi maestosi lavori si contrappongono le opere di artisti emergenti dell'ultima generazione, come Jennifer Allora & Guillermo Calzadilla, già incontrati alla Biennale di Venezia, dove una montagna di schiuma in poliuretano espanso tiene in bilico una bilancia a significare le recenti catastrofi marine che hanno messo in pericolo l'equilibrio ecologico.
E poi ancora il Carosello di Nari Ward, il film di Sarah Morris, gli orologi trasparenti (che paiono una copia di quello all'entrata del padiglione fieristico di Basel) con veduta panoramica su diverse città del mondo di Vera Lutter e, infine, la video installazione a cinque canali dell'unica presenza italiana, quella dei Masbedo, che può essere considerata un documentario che ritrae con intenti sociali e civili, la vita in Islanda, condensando aspetti umani e folcloristici.
Girovagando nei piani delle gallerie, sicuramente di più interesse per le proposte contemporanee è il secondo piano che presenta i progetti di gallerie quali Blum & Poe, Yvon Lambert (con l'ironico neon Conceptual Decoration), Perrotin (con la torre gotica di Wim Delvoye), Victoria Mirò, Perrotin, Fortes Villaca (che presentava alcuni strumenti musicali inglobati nella pietra), Magazzino (con i vasi in marmo per un insolito pesto alle capigliature di Jan Fabre).
l'arte il nutrimento per ciò che ci piace chiamare anima ...
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alle 12:54
Andrea Gobbato
Art Basel credo si possa definire in molti modi... ma certo non "nutrimento per anime" belle!!